Dott. D'Auria: "In D tante società non hanno la forza, come si tutelano atleti? Medici divisi tra protocollo e Asl, come Juve-Napoli"

Giovanni D’Auria, medico sociale della Nocerina: focolaio con 19 casi
16.11.2020 15:20 di Redazione TN   Vedi letture
Fonte: Bruno Galvan - Metropolis
Dott. D'Auria: "In D tante società non hanno la forza, come si tutelano atleti? Medici divisi tra protocollo e Asl, come Juve-Napoli"
TMW/TuttoNocerina.com
© foto di Dario Fico/TuttoNocerina.com

La Nocerina è tra le squadre che più hanno pagato dazio per quanto riguarda i contagi da Covid in questo avvio di stagione in serie D, con 19 casi di positività riscontrati all’interno del gruppo squadra della società molossa. A far discutere è sempre il protocollo approvato nei dilettanti che ormai sta facendo acqua da tutte le parti poiché non prevede l’obbligatorietà dei test per gli atleti.

A raccontarci meglio la situazione è Giovanni D’Auria, medico sociale dei molossi: “Non tutti i presidenti di serie D hanno la possibilità economica per farsi carico di uno screening individuale per ogni atleta. Qui le società vivono di sponsorizzazioni e già facevano fatica prima, figurarsi ora che c’è un’ulteriore crisi economica e sanitaria. Guardando il protocollo in vigore per la nostra categoria, mi viene da dire che molto aleatorio. Abbiamo iniziato la stagione dove ci era stato fortemente raccomandato, sottolineo questa dicitura, di fare tamponi ed altro. Nelle norme non c’è scritta la parola obbligo. L’unica cosa per tutelarsi è l’autocertificazione in cui sostanzialmente ti devi fidare di ciò che viene scritto dall’atleta. Con l’inizio del campionato, ci si è resi conto che la gestione di un caso Covid nei dilettanti non è gestibile. Come Nocerina, in via privata ed autonoma, facciamo test frequenti al nostro gruppo squadra perché l’incolumità e la salute sono fondamentali. Ma chi non ha la possibilità economica di sostenere queste spese, mi chiedo come fa a garantire tutto questo?”
 

D’Auria spinge come tutti i suoi colleghi ad un cambio radicale per portare la stagione al termine: “Innanzitutto serve un sostegno economico da parte della Lega a tutte le società in modo che tutte siano nella condizioni di fare tutti i tamponi previsti per salvaguardare il gruppo squadra e non solo. Inoltre bisognerebbe equiparare, per quanto è possibile, il protocollo nostro a quello dei professionisti. Solo in questo modo si potrà riprendere seriamente il campionato, altrimenti è inutile perdere altro tempo perché stiamo avendo dimostrazione di quanto la situazione sia tragica. Ci sono state gare rinviate per un solo positivo e la Lega ha accettato il rinvio. Questo vuol dire che il protocollo vigente non è controllabile. Noi abbiamo avuto tanti casi di positività dopo la gara con la Sassari Torres che a sua volta aveva denunciato positivi qualche giorno prima. Abbiamo attuato tutte le norme previste per i negativi e positivi. L’abbiamo potuto fare perché alle spalle c’è una dirigenza solida economicamente. Pensate se accadesse
a realtà più piccole e povere della nostra...”

Anche la gestione dei casi Covid e dei tamponi sta facendo discutere molto in serie A. D’Auria ha una sua idea in merito su quanto sta avvenendo in casa Lazio, dove c’è un’indagine aperta da parte della Procura Federale senza contare quella della Procura di Avellino, e sulla questione Asl e rinvio di Juventus-Napoli: “Nei casi Lazio e Juventus-Napoli, secondo me c’è stata grande confusione tra quello che era il protocollo e quello che invece riguarda la gestione ordinaria di un caso Covid. Per Juve-Napoli c’è stato un fraintendimento tra le varie parti in causa. Fino a quando non c’è una rivisitazione in termini direttivi e su quanto potere abbiano le ASL di appartenenza, credo che non troveremo mai una via d’uscita. Un medico sociale di un club deve attenersi sia al protocollo sportivo che alle norme emanate dall’ASL di competenza. Per quanto riguarda la Lazio è ancora tutto da definire, la giustizia ordinaria farà le sue valutazioni, così come quella sportiva che pure si è attivata. A mio avviso bisogna rivolgersi ad un unico centro per tutti i club di A e così via in modo da avere un risultato univoco e regolarsi di conseguenza”. La strada che la Lega di serie A ha deciso di intraprendere qualche giorno fa dopo l’esplosione del caso Lazio.