Abbiamo intervistato Massimo Agovino, il mister ha assistito a Palmese-Nocerina e nella lunga e interessante chiacchierata con lui abbiamo trattato temi generali di calcio, della Serie D e soprattutto, ovviamente, del momento dei molossi.
Nella lunga carriera, mister Agovino ha allenato, tra le altre: Cavese, Giugliano, Paganese, Potenza, Grosseto, Sorrento. Ultima esperienza alla Luparense, anche se solo per tre giornate. Nella scorsa stagione, invece, ha allenato Sarnese prima e Fasano poi, conquistando anche un pareggio a Nocera.
Ha allenato Simone Simeri in carriera, è l'ultimo acquisto della Nocerina
«Simone sa fare tutto, lo ricordo dai tempi di Pozzuoli. È un calciatore importante, negli anni è cresciuto ed è arrivato tra i professionisti come meritava. Penso che si possa adattare a qualsiasi tipo di gioco. Per la categoria è un super lusso, per lui parla il curriculum. Se lo chiamano squadre di questo blasone qualcosa vuol dire».
Contro la Palmese una brutta partita, con tanti errori tecnici nonostante la Nocerina abbia un alto tasso di qualità in mezzo al campo
«Vengo dall'esperienza alla Luparense e le stesse difficoltà le ho riscontrate lì, nonostante avessimo una squadra di qualità. Anche nel mettere insieme qualche passaggio. Ne parlavo con il mio staff prima di dare le dimissioni, il campionato si è livellato verso il basso.
Si sbaglia davvero tanto, anche su un campo sintentico come quello di Sarno.
Sono convinto che sia una questione anche di fiducia. Una squadra per giocare un certo tipo di calcio deve essere tranquilla e stare bene mentalmente. Magari con qualche vittoria la squadra va in fiducia e fa quelle cose che tutti si aspettano».
Fabiano ha preso la squadra in corsa
«Fabiano è un allenatore importante, sicuramente saprà indirizzare la squadra a giocare un certo tipo di calcio e a far entrare i calciatori in fiducia. Su questo aspetto è un fenomeno, sa come far star bene i calciatori e credo che succederà anche a Nocera».
Alla Nocerina sembra mancare lo spunto del 10, ruolo che sta un po' scomparendo nel calcio moderno
«In campo bisogna esprimere le proprie qualità, ma bisogna passare attraverso ciò che si prova in settimana e quello che chiede l'allenatore.Tutti devono anche aiutare, perché se perdi un uomo in fase difensiva e dall'altra parte sono organizzati, ti fanno male. Guardando le partite ad alto livello si richiede tanto difensivamente anche ai giocatori importanti.
Detto questo io preferisco sempre i giocatori di qualità ai corridori».
Nell'ultima giornata brutta sconfitta della Nocerina a Budoni
«È la conferma che non ci sono partite facili. A Budoni ci ho perso nel 2014 un campionato con il Terracina alla terzultima. La partita si era messa in un modo in cui nessuno pensava ad un ribaltone, ma la partita finisce quando l'arbitro fischia.
La verità, come dice Massimiliano Allegri, è che allenare o giocare con la Juventus è un conto, giocare per la Fiorentina un altro. E questo discorso va traslato per la Nocerina».
Nello scorso campionato è venuto a Nocera nella sua prima in panchina con il Fasano, che ora è tra le favorite nel girone H
«Giocare contro la Nocerina ha un certo effetto, venire a giocare davanti a tanti spettatori è bellissimo. Al nord, nel girone C per esempio questo non esiste, spettatori ce ne sono pochi.
L'anno scorso ero convinto che avrebbe vinto il Casarano, perché aveva una rosa superiore. Ricordo la partita contro di loro, persa all'ultimo minuto, con loro che hanno fatto quattro cambi tutti decisivi, con calciatori importanti. La Nocerina per me ha fatto il campionato che poteva, ma i pugliesi erano una spanna sopra ed ha usufruito di tutti gli errori dei rossoneri.
A me la nuova società aveva offerto un biennale, ma cambiando il direttore sportivo ho voluto lasciare a sette giornate dalla fine, dato che mi aveva portato lì. Ho deciso di seguire chi mi aveva scelto, bisogna far valere le qualità morali, fare gli uomini.».
La Nocerina sta soffrendo particolarmente la regola degli under?
«Sono anni che dico che questa regola sta uccidendo sia la categoria che i giovani stessi. È dal 2009 che lo penso, si deve eliminare totalmente questa regola in quanto fa prigioniero sia l'allenatore che la società, ma anche i ragazzi stessi. Chi va in campo deve farlo per meriti e non per l'età. Se un calciatore è forte, gioca indipendentemente dalla data di nascita».
È mai stato chiamato per allenare la Nocerina?
«Il direttore D'Eboli lo conosco dal 1999, lo devo ringraziare perché mi ha lanciato in questo mondo ma non mi ha mai contattato per la Nocerina.
Ho avuto una richiesta dal Lazio ma non mi ha convinto e da una squadra campana ma il progetto non faceva per me».
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