Prima ancora che direttore sportivo, con lunga esperienza in Serie C, Luigi Pavarese è stato segretario del Napoli, di quel Napoli che vinse lo scudetto e potè godersi a pieno Diego Armando Maradona.
Del quale il direttore ha parlato ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com.
Ha avuto la fortuna di lavorare con Maradona...
"No, la fermo subito. Non è una fortuna quella. E' un onore, un privilegio vero, anche perché io non ci ho solo lavorato, ho potuto viverlo, e non solo alla domenica, ma anche durante la settimana: e questi sono privilegi, perché non tutti hanno lavorato con il più forte calciatore di tutti i tempi. Quando sento paragoni con altri calciatori, anche dei giorni nostri, mi viene da sorridere. Nessuno sarà mai come lui, né in campo né fuori. E anche dell'uomo io posso solo parlare bene, era il difensore degli ultimi, quello che non ha mai fatto pesare a nessuno di essere Maradona: aiutava tanto i ragazzi, li migliorava, vederlo allenare era uno spettacolo, nonostante lui passasse un'ora al giorno a fare tecnica individuale per migliorarsi. E non ha mai fatto male a nessuno, solo a sé stesso. Agli altri regalava solo gioie, come ha fatto con la sua nazione e con Napoli e il Napoli: ha portato tutti a livelli mai raggiunti fino a quel momento".
Diceva che non ha fatto pesare a nessuno di esser Maradona. L'esser Maradona, però, ha forse pesato a lui?
"Probabilmente si, è per questo che ho detto che ha fatto male solo a sè stesso. E il grande rimpianto di chi gli è stato vicino è non avergli fatto capire l'errore che stava commettendo: ma lui era così, viveva e ha vissuto sempre al massimo, col piede sull'acceleratore".
C'è un aneddoto in particolare che vuol raccontare?
"Ce ne sono tanti, ma uno in particolare che mi è rimasto in mente, molto simpatico. Quando c'erano le gare interne, facevamo il ritiro a Soccavo, e normalmente cenavamo alle 19:45. Un sabato, però mister Bianchi decise di anticipare di un quarto d'ora la cena, ma Carmando si dimenticò di avvisare lo chef che rimase spiazzato quando ci vide: vi lascio immaginare le urla dell'allenatore! Per stemperare la tensione intervenne allora Diego, che si prese un limone, si mise a palleggiare e iniziò a sfidare i compagni: ci fu qualcuno che arrivò a 5 palleggi, anche mister Bianchi non fece male nonostante gli acciacchi, ma nessuno fu come Maradona. Sapete come finì? Cennammo alle 20:20...".
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