Dopo un anno di promesse, proclami e attese tradite, la Nocerina si ritrova a fare i conti con una stagione che ha lasciato più amarezza che speranza. Doveva essere il campionato della svolta, quello della lotta vera, quello del duello con la Scafatese, quello in cui i molossi avrebbero dovuto recitare un ruolo da protagonisti fino alla fine. Invece, già a novembre, la sensazione era chiarissima: il campionato della Nocerina era sostanzialmente finito, perché la Scafatese si era dimostrata più forte, più strutturata, più pronta, mentre i rossoneri erano scivolati lentamente dentro una stagione sbagliata, fino all’epilogo più doloroso, l’esclusione persino dalla zona playoff. Un fallimento sportivo che pesa, perché non si partiva per vivacchiare, non si partiva per restare ai margini e non si partiva per guardare gli altri correre.
Le responsabilità sono evidenti. La campagna estiva non ha dato le risposte attese, sono arrivati calciatori che, per rendimento, condizione e peso specifico, non hanno inciso come avrebbero dovuto e si è data spesso l’impressione di inseguire gli eventi invece di governarli. Si è costruito male, si è corretto poco e tardi. A gennaio è arrivato anche il direttore sportivo Antonio Amodio, in un contesto già complicato e con una situazione gestionale tutt’altro che semplice, e non si può pensare che una stagione compromessa possa essere rimessa in piedi con pochi interventi e in poco tempo. Quando la base è fragile, quando il progetto non regge e quando manca una linea chiara, anche le migliori intenzioni finiscono per schiantarsi contro la realtà.
E la realtà, purtroppo, è stata dura. La gestione complessiva non ha convinto, perché la gestione del gruppo, delle scelte, dei momenti delicati e del rapporto con l’ambiente ha prodotto distanza e sfiducia. Non parliamo di una situazione lineare dal punto di vista economico, perché i calciatori vanno pagati e gli impegni vanno rispettati, ma il problema è stato più profondo. È stato un problema di credibilità, di visione, di forza societaria. La Nocerina non può vivere di improvvisazione, non può accontentarsi di proclami estivi e poi ritrovarsi, dopo pochi mesi, fuori da tutto, né può continuare a consumare stagioni anonime mentre il tempo passa e il professionismo resta sempre più lontano.
Fa male, soprattutto, vedere quello che è diventato il rapporto con la piazza. Nelle ultime partite il campo era quasi vuoto, e quella non è la Nocerina, perché la Nocerina non è il silenzio, non è l’indifferenza, non è una domenica senza anima. Quando le cose andavano bene, Nocera c’era, ma anche quando non andavano bene questa tifoseria ha sempre saputo dimostrare appartenenza. È chiaro che la delusione abbia allontanato tanta gente ed è comprensibile, perché dopo anni di sofferenze e illusioni tradite la pazienza si consuma. Però una cosa va detta: la maglia andrebbe sostenuta sempre, anche quando si contesta la società, perché la società passa, i dirigenti passano, i calciatori passano, ma la Nocerina resta.
Adesso bisogna mettere un punto. Non servono più promesse, non servono più frasi ad effetto, non servono più programmi annunciati e poi smentiti dal campo. Serve una proprietà forte, seria, presente, innamorata davvero della Nocerina e rispettosa della sua storia, qualcuno che abbia risorse, idee, competenza e soprattutto la volontà di riportare questo club dove merita. Nocera non può continuare a soffrire così, perché i tifosi non meritano altri campionati vissuti tra speranze di agosto e delusioni d’autunno, non meritano di vedere una squadra fuori dai giochi già a novembre e non meritano di restare da tredici anni lontani dal professionismo, in una categoria che pesa sempre di più sulla pelle di chi ama questi colori.
La Nocerina deve tornare a essere un obiettivo, non un passatempo. Deve tornare a essere una priorità, non un esperimento. Il prossimo anno non potrà essere un’altra stagione di transizione, perché chi verrà, se verrà un imprenditore forte, dovrà sapere che qui non basta partecipare, ma bisogna costruire per vincere. Con rispetto, con programmazione, con uomini giusti e con una società all’altezza. Perché Nocera ha già dato abbastanza in termini di pazienza, lacrime e mortificazioni. Ora merita una risposta vera. Merita una squadra vera. Merita una proprietà vera. Merita, finalmente, di tornare a guardare in alto.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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