Continua il viaggio di TuttoNocerina.com all'interno del Settore Giovanile dei rossoneri. Questa volta ad essere intervistato è il mister Giovanni Chiaiese, il “factotum” del settore giovanile della Nocerina, anche se si definisce “maestro di tecnica”: Si occupa infatti di aiutare i ragazzi della squadra molossa ad affinare la propria tecnica di base, dai Giovanissimi agli Allievi, fino alla Berretti. Arrivato a Nocera dopo un periodo trascorso nel settore giovanile dell’Avellino, ha dimostrato di riuscire a svolgere nella maniera migliore il proprio compito, anche grazie alla disponibilità dei ragazzi e degli allenatori. Inoltre, per come si è evoluto il gioco del calcio negli anni, Chiaiese si dice convinto che all’interno degli staff tecnici di una prima squadra un componente deputato all’allenamento tecnico dei calciatori possa sempre tornar utile. Ma in cosa consiste il ruolo di maestro di tecnica ce lo racconta lo stesso Chiaiese. “Praticamente vado a curare quella che è la tecnica individuale di ogni singolo ragazzo tesserato per la Nocerina – descrive Chiaiese – È un’attività che mi sta dando molte soddisfazioni, soprattutto perché riesco a confrontarmi con tutte e tre le categorie, quindi andare a vedere proprio le evoluzioni che ci sono nell’arco dell’annata nella categoria Giovanissimi, in quella degli Allievi e in quella della Berretti. Lavoro impegnativo dal punto di vista psicologico, perché i ragazzi vedono questa figura del maestro di tecnica  un po’ innovativa, e comunque non posso non ringraziare gli allenatori con i quali ho la possibilità di lavorare, nella fattispecie Del Sorbo, Miccio e Montalbano, i quali mi hanno assicurato sempre la massima disponibilità e mi hanno messo sempre a disposizione i ragazzi”.

Fino alla scorsa stagione era ad Avellino, poi è arrivato a Nocera. Come mai?
Di questo devo ringraziare mister Miccio, che mi ha dato la possibilità di conoscere il direttore Pasquale Ussia. Mi sento legato anche a lui, ma l’artefice è stato Miccio che mi ha permesso di entrare in contatto proprio con Ussia”.

Quanto è importante la figura del “maestro di tecnica” nel calcio com’è oggi?
Sicuramente nel settore giovanile è fondamentale questo ruolo, perché se andiamo proprio a parlare della categoria Giovanissimi, che è quella a cui appartengono i ragazzi più piccoli che sono qui alla Nocerina, all’età che essi hanno si può andare anche a correggere qualche lacuna anche coordinativa dei ragazzi. Ci sono delle esercitazioni che, se applicate, possono dare buoni risultati, ma più andiamo avanti con l’età, arrivando agli Allievi e alla Berretti, più diventa magari meno incisiva la bravura del maestro di tecnica”.

Mister, ma in una prima squadra questa figura può servire oppure no?
Penso che anche in una prima squadra il maestro di tecnica possa essere utile, perché sono sicuro che nel calcio di oggi, nel quale la manovra in velocità è fondamentale, è importante avere una buona tecnica, soprattutto nelle situazioni di ripartenza: avere una certa abilità nel manovrare la palla ti consente di arrivare in porta prima: invece di controllare palla con tre tocchi, può bastare controllarla con due o con uno, quindi anche gli allenatori possono avere delle soluzioni in più. Tra l’altro ho notato che in squadra ci sono diversi giocatori che hanno una buona tecnica individuale, ma la cosa che mi ha sorpreso è la disponibilità”.

Come fa periodicamente a capire quando un ragazzo ha conseguito dei miglioramenti? Ha degli appunti?
Certamente: attraverso dei test che svolgiamo periodicamente proprio sulla tecnica individuale. Ci sono degli appunti personali che prendo, per ogni singolo ragazzo che è alla Nocerina, e ogni due mesi vado a verificare quelli che possono essere i miglioramenti, sia a livello coordinativo sia tecnico. Ovviamente a fine stagione spero di poter dare queste schede singole ai responsabili in modo da poterle conservare”.

Tra le altre cose, lei ha fatto anche le veci dell’allenatore in panchina con la Berretti della Nocerina, in sostituzione di Montalbano a Trapani. L’avventura non fu proprio felice, ma perdere 3-2 da una buona squadra come tale è il Trapani non è una sconfitta pesante.
A tal proposito voglio comunque fare un plauso alla squadra, perché il mio avvento in panchina nella trasferta di Trapani è stato ben assorbito dalla Berretti. Non ho notato nessun clima… amaro, nei miei confronti: i ragazzi già lavorano con me, quindi ho trovato disponibilità anche in quell’avventura di Trapani. Questo è sempre merito della società e degli allenatori che sono qui a Nocera”.

Ancora una curiosità: quanto è importante per un giovane calciatore avere tre figure a supporto come appunto il maestro di tecnica, il preparatore atletico e l’allenatore?
Dovrebbe esserci sempre un connubio. L’‘Incastrarsi’ con il resto dello staff è fondamentale, perché i ragazzi devono essere consapevoli che questa figura fa parte dello staff e ha intenzione di cercare di trasmettergli un miglioramento, un miglioramento soggettivo nel caso mio. Però lo staff è fondamentale, proprio nel far sì che la figura del maestro di tecnica venga ben assimilata dai ragazzi”.

Qual è il suo sogno nel cassetto?
Chiunque faccia calcio ha un sogno, sicuramente, ma io mi limito a cercare di fare bene nella mia esperienza a Nocera, che mi sta dando la possibilità di migliorarmi a livello personale. Questo è il mio sogno, migliorarmi”.

 

Sezione: TN Magazine / Data: Dom 03 marzo 2013 alle 07:00
Autore: LUCA Esposito
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