ROBERTO CHIANCONE A TN: "Per la B bisogna rifondare la squadra"

20.05.2011 21:00 di Gerardo Adinolfi   Vedi letture
foto: Frosinonecalcio.it
foto: Frosinonecalcio.it

Due campionati vinti, la scalata dalla Serie D alla Serie B, e 263 presenze. Tutte con la stessa maglia, quella della Nocerina. Roberto Chiancone a Nocera Inferiore rappresenta qualcosa di più di un semplice calciatore. E’ una bandiera, che ricorda la Nocerina d’altri tempi, quella del “Presidentissimo” Orsini e della promozione in Serie B targata 1978. Storie d’altri tempi, di quando i molossi giocavano a Scafati e il San Francesco non esisteva, prima che fosse posata la prima pietra durante l’amichevole con il Cagliari di Gigi Riva. Una carriera in rossonero,  quella di Chiancone, prima da calciatore e poi due volte, in C2 e in C1 da allenatore. Nato a Salerno 55 anni fa Chiancone è arrivato nel settore giovanile dei molossi a 13 anni, scovato dall’Avvocato Cuccurullo nella Libertas Pastena. “Arrivai con pantaloni corti e calzettoni”, dice sorridendo Chiancone che ora cerca il riscatto con la Battipagliese, in Serie D. Un allenatore sanguigno, impulsivo, “un po’ come i tifosi nocerini”, ripete. Tuttonocerina.com lo ha intervistato in esclusiva.

Se le dico Nocera e Nocerina, cosa le viene in mente?

“Tutta la mia gioventù e la mia carriera da calciatore. Ho cominciato da piccolo con la Nocerina, giocando negli allievi. Poi la Serie D, due campionati vinti e l’approdo in Serie B e la successiva retrocessione. Ricordo i momenti in cui ho vinto e quelli in cui ho perso. A Nocera e con la Nocerina sono maturato come calciatore e come uomo”.

Quando arrivò a Nocera era la stagione 66-67. Aveva 13 anni...

“Si, e mi sono presentato con i pantaloni all’inglese sopra al ginocchio e i calzettoni bianchi...”

Tre anni dopo il suo esordio. A 16 anni...

“Perdemmo 1-0 contro l’Ischia. Io ero un ragazzino e la Nocerina fu addirittura multata per sfruttamento di lavoro minorile...”

Dopo quell’esordio ha indossato la casacca rossonera per 263 partite. Quali momenti ricorda di più?

“Le due promozioni: dalla serie D alla C e quella dalla C in serie B. La retrocessione invece non l’ho vissuta a pieno perché nella parte finale della stagione partii per il servizio militare. Però mi prendo anche io le mie responsabilità....”

Nei suoi anni da calciatore ha avuto come presidente anche Orsini, il Presidentissimo....

“Il mio primo presidente è stato il Marchese Villani. Orsini è subentrato dal ‘73 in poi. Partì con un progetto puntato sui giovani che si tradusse nella vittoria del campionato”.

Un po’ come oggi...

“Ci sono molte analogie con la società di Citarella. Solo che a quei tempi Orsini non poteva permettersi, finanziariamente, di investire tanti soldi”.

Era un altro calcio?

“Più passionale, meno professionistico”.

E con Orsini che rapporti aveva?

“Per me era un fratello maggiore. O meglio un padre con cui ho vinto un campionato a 24 anni. Era un uomo alla mano e che ci teneva alla squadra”.

E i tifosi? Calorosi oggi come allora?

“Sono sempre passionali e danno una carica enorme. Ma rispetto ai miei tempi, ed anche a cinque anni fa quando ho allenato la Nocerina, il pubblico è maturato. Si sa che il nocerino è sanguigno, gladiatore e abituato a lottare. Ma lo vedo più maturo.”

A fine carriera ha lasciato la Nocerina per la Salernitana. E’ tornato a Nocera da avversario segnando anche due goal. Cosa ha provato?

“Difficile perché giocare contro una squadra in cui ci sono amici, persone a cui vuoi bene non è mai facile. Ci sono delle pressioni psicologiche e non è facile gestirle. Ma anche quando ho segnato facevo solo il mio dovere per la Salernitana, dove giocavo”.

E’ poi tornato a Nocera da allenatore. Per due volte, una in C2 ed una in C1. Che differenza c’è tra giocare ed allenare la Nocerina?

“Da giocatore corri, ti dai da fare, ma sai che puoi sempre contare sui compagni. Da allenatore è tutto sulle tue spalle, hai più responsabilità e devi vedertela da solo”.

Quanto ha influito Gaetano Auteri in questa promozione?

“Moltissimo. Il gruppo che si è formato è merito dell’allenatore che ha spiegato come ci si deve comportare e ha creato la giusta mentalità”.

C’è qualche giocatore della rosa attuale in cui si rivede?

“E’ difficile fare paragoni. Però a Nocera ho allenato Bruno e a distanza di anni è maturato moltissimo. Ha personalità e carisma a sufficienza”.

Cosa manca alla Nocerina per disputare un buon campionato in Serie B?

“Bisogna migliorare la squadra rifondandola nei ruoli importanti. Non si può giocare solo con due centrocampisti titolari. Tanti giocatori sono all’esordio nella serie cadetta e potrebbero riproporsi ma anche avere delle difficoltà”.

Secondo lei è sbagliato riconfermare il blocco?

“Riconfermare ma rifondandolo. La Serie B è un campionato lungo e difficile”.

Parliamo di lei.

"Alleno la Battipagliese in Serie D".

Le sta stretta questa serie?

“Sono ripartito dalla D, dopo esser rimasto un po’ fuori dal giro a causa del mio carattere impulsivo e del mio modo di fare calcio ma ho reiniziato perché voglio rilanciarmi”.

In bocca a lupo, allora...