DS VITO GIORDANO A TN: "Sono contento della prima vittoria della Nocerina"

20.09.2014 21:00 di Orlando Savarese   Vedi letture
DS VITO GIORDANO A TN: "Sono contento della prima vittoria della Nocerina"

In Campania il dirigente sportivo Vito Giordano è conosciutissimo per aver saputo valorizzare giocatori ingaggiati a poco prezzo, l’ha fatto soprattutto con la Juve Stabia dopo aver fatto il ds con la Cavese e con la Nocerina, ma non tutti sanno che l’operatore di mercato salernitano ha anche esperienze con il Parma: proprio lui svelerà infatti un aneddoto. Intanto a Giordano è stato chiesto oggi come funziona lo scouting, quindi l’osservazione dei calciatori che possono essere seguiti, segnalati e anche perfezionati. Ai microfoni di TuttoNocerna.com egli parla anche dell’importanza che la R.O.I. Italia riveste nel trasmettere ai giovani osservatori nuove nozioni, tramite corsi appositamente organizzati.

“Ho iniziato con la cosiddetta gavetta: ho fatto il calciatore per otto anni in Serie D e all’epoca assomigliava a una Seconda Divisione – ricorda Giordano – varie esperienze come all' allenatore in Eccellenza e osservatore per la Salernitana nella presidenza Soglia. Ho avuto la possibilità di lavorare per cinque anni come osservatore per il Parma, e ringrazio Fabrizio Larini per avermi dato fiducia. In seguito sono stato osservatore per il Chievo e di questo devo ringraziare Sartori (ex diesse dei gialloblù ndr) che è una persona seria. Ma in passato ho potuto fare un po’ di tutto, e mi sembra puerile che molte persone si offendano quando mi chiamano direttore. Ho tentato più volte di fare un esame, ma sono stato snobbato e sono stato messo da parte per colpa del sistema calcio italiano. Però a me piacerebbe prendere il cosiddetto patentino di direttore sportivo, vedremo il prossimo anno”.

Lo scouting una volta come funzionava?

“Io cominciai a fare l’osservatore a Parma e portai dei calciatori, prima che arrivò la possibilità di fare il ds della Cavese: all’epoca l’osservatore doveva accuratamente aggiornarsi, prendere la distinta, e alle volte ero obbligato a scrivere le mie analisi dietro alla distinta, e poi al ritorno, mi capitava al momento di fermarmi per una sosta di dovermi appuntare il necessario su un taccuino. Tanti ricordi mi passano per la mente, il più indelebile è quello di Nocera, andai per assistere a una partita della Nocerina: vidi all’opera Ferdinando Piro, attaccante, riuscii a portarlo al Parma, fu per me un importante inizio professionale: Piro venne preso per la Primavera, il Parma lo acquistò a titolo definitivo e debuttò in Serie A al posto di Zola. Ricordo che c’ero anche io in quella partita, e quando Piro debuttò mi commossi, perché era un giocatore che avevo segnalato io. Quella fu la soddisfazione. Poi di lui si sono perse le tracce, ho fatto il direttore sportivo da più parti, anche a Castellammare, a Cava, a Battipaglia e non solo. Dovevo aggiornarmi in continuazione senza perdere la linea dell’osservatore: per fare il ds bisogna anche conoscere i giocatori”.

Lei è favorevole alla tecnologia oppure no nell’osservazione dei calciatori?

“Questa è una domanda personale: penso che sulla tecnologia si possa migliorare, ma io sono ancora abituato a usare il taccuino. Anche io ho dovuto fare alcuni accorgimenti, perché quando mandavo una distinta con annessa analisi mi dovevo adeguare, e questo mi impegnava moralmente e professionalmente. Anche un giornalista, un addetto ai lavori, un procuratore, deve saper osservare i calciatori. Oggi per me è essenziale che una società abbia un osservatore di fiducia”.

Quanto sono importanti i corsi da osservatore della R.O.I. Italia?

“Avere un aggiornamento in un giorno è poco, ma è importante per avere delle nozioni. Sono contento che il presidente della Roi Italia Sassano mi ha messo in condizione di parlare della mia esperienza in una dei seminari a Roma. Ho consigliato di cominciare dal poco e di non guardare da lontano, quindi di mettersi in contatto con una società o con un procuratore. Mi sono sentito anche io osservatore in quell’occasione”.

Oggi lei è quasi vicino all’età pensionabile, ma dopo cosa farà?

“Ricomincerò a vedere partite. Quando c’è un giovane io vado a osservarlo sul campo. È importante analizzare la struttura, la velocità, la personalità e l’intelligenza del calciatore, ma ci sono due tipi di osservatore: quelli che osservano la squadra perché devono dare delle nozioni al proprio allenatore, e ci sono quelli che vanno alla ricerca del nome, del talento o del giocatore in prospettiva. Bisogna analizzare anche età, fisicità, eccetera. Io ho conosciuto Lo Monaco, Pavone e Corvino, che hanno fatto tanta gavetta, ecco perché sono cresciuti tantissimo. Bisogna aggiornarsi sempre, ma il calciatore bravo va osservato separatamente dagli altri per due-tre partite per rendersi conto delle sue qualità”.

Un consiglio che lei darebbe ai giovani osservatori?

“Essere convinti di quello che si fa. Chiunque vuol fare l’osservatore deve avere un sentimento forte,. Osservare un calciatore e vederlo salire in alto è la soddisfazione migliore”.

La Nocerina, squadra per cui ha fatto il direttore sportivo, è precipitata in Eccellenza. Come si è sentito?

“Si è detto tantissimo sull’esclusione della Nocerina, comunque mi fa piacere che alla prima partita ufficiale in campionato si siano viste così tante persone, millecinquecento. Questo è già un ottimo viatico per il futuro”.