EX NOCERINA: Giovanni Gregorio e quel papà eccezionale

Nicola Gregorio era il-mister del Vietri Raito, lanciò Galderisi Della Monica,Mari e altri. Suo figlio Giovanni fu terzino-mastino della Nocerina. Sergio Mari, ora attore-scrittore, lo ricorda così
09.06.2018 16:25 di Fabio D'Alessandro  articolo letto 259 volte
EX NOCERINA: Giovanni Gregorio e quel papà eccezionale

IL MONOLOGO DI SERGIO MARI SU NICOLA GREGORIO

Sulla spiaggia di Vietri sul mare c’è un uomo, un tempo calciatore, che spiega al suo ex allenatore, don Nicola, per quale motivo non è andato mai a fargli visita.
Che ci venivo a fare, don Nicò? Per anni ho ascoltato le parole di quelli che vi portavano i fiori: «Era un buon uomo oltre che essere un bravo allenatore»; e non le sapevo già!
La prima volta che vi vedemmo sul campo, dicemmo tra di noi: «Che dobbiamo fare con questo vecchio?». Sì, don Nicò, eravate vecchio. Secco secco in quella tuta con la scritta Vietriraito sul petto, ci stavano più rughe in faccia a voi che tutti i fiumi segnati sulla cartina geografica a scuola.
Avremmo preferito qualcun altro; allora Torino e il provino alla Juventus era il nostro sogno e con voi pensavamo di non poterlo raggiungere.
Solo dopo due allenamenti, però, noi a massaggiarci gli addominali per il dolore e voi disteso a terra ancora ad alzare le gambe. Noi che arrancavamo nella ginnastica e voi una molla; una molla eravate pure a saltare di testa e quando vi accorgeste che noi, invece, di testa non ne prendevamo una, ecco che vi inventaste la forca.
Ore a saltare su quella palla attaccata alla corda; un incubo la forca. Una sera stavamo prendendo il pullman per tornare a casa e voi urlaste: «Chi è quello che ancora salta laggiù?». Sotto alla forca vi eravate scordato a Rispoli.
Ridemmo tutti, poi io zitto zitto: «Don Nico’, tenete cinquanta lire per il biglietto?». Una vergogna per me non avere i soldi per il pullman, ma con voi non ne provavo. Voi eravate don Nicola; e senza che nessuno ci vedesse, mi metteste cinquanta lire in mano.
Nicola Gregorio, il nome di un Papa avevate; i vostri consigli la nostra fede.
Un giorno diceste: «Ragazzi, domani si gioca in notturna, per la prima volta sarete sotto i riflettori», poi, rivolgendovi a Pasquale, il nostro portiere, «Mi raccomando nelle uscite, sotto i riflettori puoi perderti. Vabbè, sotto i riflettori tanti possono perdersi».
«In che senso, don Nicola?», noi stupiti.
«No, è solo un modo di dire, ragazzi», voi a spiegarvi. «Però, promettetemi che se un giorno dovessero spegnersi i riflettori, voi continuerete a sognare, a… a contare le stelle e ad amare la poesia».
«Uà, don Nicò 'a poesia come a scuola?», noi a prendervi in giro per quei vostri concetti. Lo stesso quando ve ne veniste con la frase: «Ragazzi, mi raccomando, su ogni partita dovete mettere l'accento».
«Ma che state dicendo, don Nicò?».
Ci spiegaste del segno da lasciare sulle partite, ma anche su tutta la vita in generale, «Senza mettere un accento che giocate a fare, che viviamo a fare?».
Vedendomi distratto, ricordo, chiedeste: «In matematica sei migliorato o no?».
«No, don Nicò».
«Dai l'anima nelle cose che fai e vedrai che la vita ti ridarà tutto. E' matematica della vita, questa».
Una sera ci portaste a mangiare una pizza in un pub; era la prima volta e ci faceste notare un signore. Era un vecchio seduto a un tavolo, solo. Con la pizza già finita, guardava la sua bottiglia di birra quasi vuota.
«Ci sta chi si perde, può capitare nella vita», diceste, «si possono fare scelte sbagliate o sbagliate si sono rivelate le strade percorse. Guardate, s'è messo di fronte allo specchio».
«Perché, don Nicò?».
«Vedendosi riflesso, s'illude che non è solo».
Leggendo la nostra tristezza negli occhi, ci rassicuraste: «La vita sarà buona con voi, come la pizza che state mangiando; contate le stelle, mettete l'anima in ogni cosa, come vi ho sempre detto e il pallone, poi, vi aiuterà ad avere sempre amici». Proprio così diceste, don Nicò.
Nicola Gregorio, il nome di un Papa avevate; i vostri consigli la nostra fede.
Ecco, don Nicò, stamattina mi sono deciso di venire qui sulla spiaggia perché mi è sorta una domanda: ma quando eravamo ragazzi, ci avete nascosto le cose perché era un dovere nasconderci le brutture della vita o perché neanche voi immaginavate quello che sarebbe accaduto?
Ci hanno cancellato le linee del campo e non sappiamo dove far gol. Nemmeno in difesa siamo bravi; come riconosci gli avversari se hanno le stesse nostre magliette? Delle regole se ne fottono tutti, anche gli arbitri; ma se uno mi dà una gomitata, ma non è punizione, don Nicò? Quasi che la vita ci abbia presentato già il conto. Io non sono mai stato bravo in matematica e lo sapete bene. Le espressioni per me sono quelle sulla faccia, l'algebra non so ancora a cosa serve e la geometria solamente adesso la sto imparando; da quando hanno iniziato a farci un culo quadrato. Spesso, don Nicò, vado al pub, uno come quelli dove ci portavate voi. Mi siedo sempre di fronte allo specchio, meno solo mi sento quando scorgo quell'uomo di fronte che beve, che parla da solo e che sta peggio di me.
Don Nicò, alzatevi! Jà, tiratevi su. Alzati e cammina, Nicò!
Non potete? Vero, voi non siete Lazzaro e io non sono Gesù; però io un povero cristo mi sento!
Non si vede più un pallone per la strada, non si sente una poesia, né incontro un amico col sorriso. Ci hanno spento luci, riflettori e anche le stelle nel
cielo e poi voi, don Nicò, che non tornate più; ma addo’ state?
Nicola Gregorio, il nome di un Papa avevate. Ho provato a mettere l'accento su tutti i miei giorni, alla fine me lo sono trovato solo su un pensiero: Nicola Gregorio il nome di un papà, avevate. Papà.