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CALCIOSCOMMESSE: che giustizia sia fatta
04.07.2012 18:00 di Alessandro Trapanese
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Non possono essere condivise le richieste di applicazione di pena, avanzate congiuntamente dal Procuratore federale, dalle società e dai singoli tesserati coinvolti nello “scandalo Scommessopoli”,e ratificate dal Giudice sportivo. Da più parti, fin dagli inizi dei primi e sommari accertamenti d’indagine, mesi or sono, relativi a vicende da stigmatizzare senza se e senza ma, si andavano paventando dei provvedimenti punitivi da parte della giustizia sportiva che avrebbero suscitato un clamore assordante per la loro entità afflittiva. Ebbene, ad onta delle più comuni previsioni e dei principi più elementari del diritto, il clamore è stato generato dalla mitezza delle sanzioni comminate. Ne è venuta fuori una giustizia che non ha fatto giustizia. Al bando la demagogia, il populismo e il giustizialismo forcaiolo, sia ben chiaro, ma l’amaro calice delle sentenze emesse non può non trovare la più ferma delusione in coloro i quali speravano di restituire candore ad un mondo a dir poco malaticcio. Ben venga l’invito della Procura Federale alla leale collaborazione alle parti coinvolte nelle torbide vicende sotto la lente d’ingrandimento delle indagini. Ben venga anche quella premialità nei confronti di chi ha lealmente collaborato con gli inquirenti. Ad onor del vero, è anche doveroso evidenziare che gli sconti di pena, sentenziati dal Giudice sportivo sulla scorta di un materiale probatorio che ha acclarato palesemente la reità dei responsabili, non possono porsi in antitesi con il principio di congruità della pena stessa a fronte della gravità degli addebiti ascritti. Una prima conseguenza di quanto emerso dalle aule di udienza si respira un po’ ovunque: non vi è aggregazione di consensi da parte della maggioranza degli appartenenti alla società civile intorno al sistema della giustizia sportiva; senza dimenticare che il mondo del calcio sta perdendo quell’appeal e quella credibilità che in molti si aspettavano di ritrovare in esso con applicazioni di pena severe per i molto poco commendevoli fatti di “Calciopoli-bis”, alias “Scommessopoli”. Ma tant’è. Sentenze da rispettare e da impugnare nel tentativo di dare una coerenza reciproca alla triade fatto-norma-sanzione. Così ha operato la Nocerina qualche giorno addietro. Impugnazione ferma e convinta, di una precisione chirurgica. Punire con qualche punto in classifica le società coinvolte, per giunta nella stagione sportiva a venire, e con qualche mese di squalifica i tesserati, per fatti gravi ed anche gravissimi, ha oscurato il principio di afflittività della pena e potrebbe non porre un effettivo deterrente per il futuro in ordine a fatti della stessa specie. Lo staff legale della società rossonera ha eccepito l’inammissibilità, sia in fatto che in diritto, di quanto è risultato all’esito di uno dei primi round del match che si sta giocando a colpi di patteggiamento, memorie, ricorsi e controricorsi. Il tutto mentre il filone di indagine delle Procure della Repubblica di Bari e Napoli sta giungendo alle battute conclusive. Tutto da vedere se, relativamente a tali indagini, si applicheranno gli stessi criteri sanzionatori da parte delle autorità giudiziarie del mondo del calcio. Patteggiamenti indigesti per la Nocerina, a giorni dirigenza e tifoseria si metteranno l’anima in pace sulla riammissione in cadetteria. Per il momento l’unico patto è con se stessi in questa stagione 2012-2013 ancora in fase embrionale: VINCERE. Altre notizie - Notizie
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